I dati 2009 dei Centri d’Ascolto della rete Mirod
Le persone ascoltate nel corso del 2009 nei 118 Centri in rete sono state 24153, con un incremento rispetto al 2008 di circa il 7,4%. Quasi il 77% delle persone è di provenienza straniera. Guardando alla situazione del 2008, il rapporto italiani-stranieri subisce un incremento sensibile: gli italiani erano poco meno del 21% nel 2008, nel 2009 sono il 23,1%.
Il 52,8% delle persone è di sesso femminile, rispetto al 53,4% del 2008 e al 50,4% del 2007. La presenza femminile resta nel 2009 sensibilmente maggioritaria, così come era nel 2005 (52,7%) e nel 2006 (54,7%).
Le informazioni sul numero di presenze ai Centri ci parlano di una media di quasi 3,5 incontri a testa. Il 13,5% di chi non ha figli conviventi è passato dal Centro 6 o più volte nel corso dell’anno, contro il circa 25% di chi ha 2 o più figli.
Riguardo all’anno di arrivo al Centro: il 51,6% degli italiani (contro il 49,3% nel 2008) e il 54,9% degli stranieri (contro il 58,4% nel 2008) è arrivato nel 2009. Da notare come oltre il 19% degli italiani sia arrivato al Centro prima del 2005, a fronte di un 12,5% di stranieri.
Oltre il 53% delle persone che frequentano i Centri ha tra i 25 e i 45 anni.
L’età media degli italiani è di 48,3 anni, l’età media degli stranieri intorno ai 37 anni. L’età media delle persone accolte è in costante, sensibile aumento ogni anno: l’età media nel 2004 si situava intorno ai 42 anni per gli italiani e ai 32 per gli stranieri, nel 2008 era di 48 anni per gli italiani e di 36,5 per gli stranieri. Notiamo come circa il 13% degli italiani abbia più di 65 anni.
Celibi, nubili, separati, divorziati e vedovi costituiscono il 68,2% degli italiani, dato in leggero calo rispetto al 2008, quando si superava il 70%. La suddetta situazione è relativamente meno importante per gli stranieri, che invece sono coniugati nel 57,6% dei casi (il 53,1% nel 2008).
Analizzando la condizione familiare per genere, oltre il 40% dei maschi è celibe (in netto calo rispetto al 47% del 2008), quasi il 23% delle femmine è separata, divorziata o vedova (dato pressoché stabile rispetto al 2008).
E’ molto alta la percentuale degli italiani che vivono da soli (il 28,8%), in particolare in seguito a separazioni e divorzi, dato in calo rispetto al 30,7% del 2008. Il 34% degli stranieri vive in nucleo non familiare (dato in sensibile diminuzione rispetto al 37% del 2008 e al 43,5% del 2007), ossia insieme ad amici, connazionali e così via, o nella casa del datore di lavoro. Questa progressiva diminuzione di stranieri che vivono in nucleo non familiare, associata alla crescita di coloro che vivono con la propria famiglia, è certamente indice di un buon numero di ricongiungimenti familiari avvenuti in questi ultimi anni.
Alla condizione di coniuge si associa, per gli italiani, quasi sempre la convivenza in nucleo familiare (92,7%). Il 43,4% degli italiani celibi/nubili vive da solo/a a fronte del 49,1% nel 2008 e del 45,7% nel 2007, e numeri in aumento rispetto al passato riguardano chi ha vissuto la rottura del vincolo matrimoniale (il 51,4%, rispetto al 40,4% del 2008).
A differenza degli italiani, gli stranieri coniugati vivono in nucleo familiare solo nel 61,6% dei casi (erano il 58,4% nel 2008 e il 56,3% nel 2007). Sono percentuali in crescita, anno dopo anno, a conferma di quanto dicevamo sopra sui ricongiungimenti familiari. Inoltre, nel 31% dei casi registriamo situazioni di convivenza extra-familiare in stranieri coniugati (rispetto al 33,9% del 2008). È relativamente bassa la percentuali di stranieri che vivono da soli (il 10,7%).
Riguardo ai figli, tra chi ne ha almeno uno quasi il 68% è composto da donne. Tra chi ha dichiarato di non avere figli, la maggioranza è composta da uomini (intorno al 63%). Questo dato conferma quanto emerso nelle precedenti rilevazioni, con minimi scostamenti percentuali. Tra chi ha dichiarato di avere figli a carico, la maggioranza è composta da italiani (62% contro il 47,5%).
Il 7% delle persone accolte dichiara di essere senza alloggio (rispetto all’8.5% del 2008 e al 10,3% del 2007), e c’è un 8,8% di persone che vivono in alloggi di fortuna (contro il 12,2% del 2008 e il 7,9% del 2007). Solo il 5% vive in appartamento/casa di proprietà, un altro 5% vive in alloggi di edilizia popolare: sono quasi tutti italiani. Percentuali simili di italiani (43,6%) e stranieri (43,7%) vivono in affitto (forte incremento, erano il 36,6% di italiani e il 38,7% di stranieri nel 2008). Tipica degli stranieri è la condizione abitativa con amici e parenti: 26,9% dei casi, percentuale pressoché invariata rispetto agli anni scorsi. Il 7,7% degli stranieri vive in casa con il datore di lavoro, dato stabile rispetto al 2008. Da notare che nel 2008 l’11,3% degli italiani viveva in casa di proprietà, percentuale che sale nel 2009 al 13,2%.
Da notare come il 13,6% dei maschi viva senza alloggio (17,1% nel 2008), il 15,0% in alloggio di fortuna (18,7% nel 2008): la condizione abitativa delle persone di sesso maschile è particolarmente precaria (le donne che vivono senza alloggio o in alloggio di fortuna sono in totale il 6,1%) anche se i dati appena riportati mostrano, così come quelli complessivi sull’abitazione del precedente paragrafo, un leggero miglioramento della condizione abitativa delle persone ascoltate fra il 2008 e il 2009.
Quasi il 47% degli stranieri ha almeno un diploma o titolo equivalente (erano il 53% nel 2008), a fronte di un 78% e passa di italiani che ha un titolo di studio uguale o inferiore alla licenza media (dato stabile rispetto al 2008). Nel complesso, come già negli anni scorsi, circa il 40% delle persone ascoltate ha un titolo di studio pari almeno al diploma professionale.
Da notare come il 38,9% degli stranieri abbia un diploma, contro il 16,5% degli italiani con lo stesso titolo. Abbiamo inoltre un 7,6% di laureati fra gli stranieri, contro l’1,6% degli italiani.
Le donne si confermano essere mediamente più istruite degli uomini (7,5% di laureate contro 4,5% di laureati, 35,9% di diplomate contro il 30,7%). Rispetto al 2008 si avverte una sostanziale stabilità nelle percentuali della distribuzione dei titoli di studio.
La disoccupazione colpisce il 73,5% delle persone, dato elevatissimo e in leggero aumento rispetto all’anno scorso (72,4%). E’ disoccupato il 63% degli italiani (65,3% nel 2008) e il 76,9% degli stranieri (74,3% nel 2008). Oltre il 12% degli italiani è pensionato.
Tra gli stranieri, percentualmente si riduce la presenza di persone dell’est europeo rispetto agli anni scorsi. Da oltre il 50% di provenienze dall’Europa Centro Orientale nel 2007 si scende al 45% del 2008 e al 42% del 2009. La provenienza principale resta dalla Romania (22,4% del totale degli stranieri, sensibile riduzione percentuale rispetto al 24,4% del 2008 e al 31,6% del 2007), seguita dalle presenze di cittadini del Marocco (13,9%, in aumento dal 13,1%), del Perù (in crescita dal 7,6% del 2008 all’8,9% del 2009), della Somalia (7,6%, leggera variazione rispetto al 7,9% del 2008 e in forte crescita rispetto al 4,2% del 2007), dell’Albania (7,3%, erano il 7,4% nel 2008) e dell’Ucraina (3,8%, stabile rispetto al 2008). In leggero aumento la presenza dei cinesi (sono il 3%, erano il 2,8% nel 2008).
Un fatto da evidenziare: il 9,9% degli stranieri dichiara di essere in Italia da un anno o meno. Gli stranieri in questa condizione erano il 14,5% nel 2008, il 21,2% nel 2007 e oltre il 24% nel 2005. Ovvero, da una parte sono in numero decrescente i nuovi arrivi ai Centri di stranieri recentemente giunti in Italia e, allo stesso tempo, sono in crescita gli stranieri giunti in Italia già da alcuni anni e che continuano nel tempo a frequentare i Centri, anche saltuariamente. Questo dato è confermato anche dalla considerazione che oltre il 42% degli stranieri che si recano al Centro è arrivato in Italia da almeno 5 anni (contro il 30% del 2008, il 24% del 2007 e il 16% del 2006).
Confrontando, per gli stranieri, l’anno di arrivo in Italia e quello di iscrizione al Centro risulta che, per tutti gli anni di ingresso in Italia precedenti al 2009 una percentuale sempre superiore al 31% è di persone arrivate al Centro nel 2009. D’altro canto, il 29% di chi è in Italia da prima del 2004 è arrivato anche al Centro prima di quell’anno, ma risulta tuttora in relazione con la Caritas, avendo frequentato il Centro almeno una volta nel corso del 2009.
Il 39,2% degli stranieri non comunitari non ha permesso di soggiorno, rispetto al 40,8% del 2008 e al 44% del 2007. Per chi possiede il permesso di soggiorno, tra i motivi del rilascio prevale il lavoro (54,3%), seguito da quello per motivi familiari (20,8% dei casi) e poi per ragioni umanitarie-politiche (18,3%, erano il 22% nel 2008).
La presenza ai Centri di persone recentemente arrivate in Italia resta in gran parte irregolare: 63,5% di irregolari fra gli arrivi nel 2009 (62,3% nel 2008).
Le problematiche emerse toccano soprattutto le questioni del lavoro (disoccupazione, sottoccupazione, sfruttamento, in totale il 31,7% dei casi), della povertà di risorse materiali (31,3%), della salute (10,4%, dato in notevole aumento rispetto al passato, quando si avevano percentuali sempre intorno al 5-6%), della casa (8,7%) e, per gli stranieri, questioni legati all’immigrazione (7,9% sul totale dei problemi manifestati dagli stranieri).
Nel dettaglio, fra gli italiani emerge la mancanza di risorse materiali (nel 40,2% dei casi è stata segnalata come problema principale rispetto al 40,1% del 2008 e al 36,9% nel 2007), seguita dalla disoccupazione (25,1% degli italiani, dato stabile rispetto al 2008) e dai problemi legati alla casa (precarietà, sfratto, ecc.: 10,4%). Importante l’incidenza di problemi familiari (8,7%) e di salute (6,9%). Sono dati grossomodo allineati alle precedenti rilevazioni.
Fra gli stranieri la povertà economica è, nel 28,4% dei casi, segnalata come problema principale (leggera diminuzione rispetto al 30,9% del 2008), mentre i problemi di occupazione toccano il 33,9% del totale, a fronte di un 34,5% rilevato nel 2008. Poi vengono i problemi legati alla salute (11,5%, più che raddoppiati rispetto al 4,8% del 2008), della casa (8,2%), all’immigrazione (7,9%) e all’istruzione (6,0%). Quindi, l’incremento complessivo delle problematiche di salute è dovuto praticamente in modo esclusivo alla popolazione di provenienza estera.
Se il numero complessivo di problematiche registrate dagli operatori dei Centri è simile nei due anni 2008 (circa 26.000) e 2009 (circa 27.000), assistiamo invece ad un incremento di oltre il 40% nel numero di richieste fatte ai Centri negli ultimi due anni (erano circa 30.000, nel 2009 si è superata quota 43.000).
Il 22,8% delle richieste riguarda beni e servizi materiali (erano il 26,8% nel 2008). Gli interventi sanitari e legati all’igiene personale, insieme, toccano il 19,7% del totale (erano il 21% nel 2008). In forte crescita le richieste di lavoro (19,3%, erano il 14% nel 2008). Da segnalare le richieste di un ascolto legato a progetti di intervento/accompagnamento e ad un adeguato orientamento ai servizi del territorio, che nel complesso superano il 24% del totale delle richieste (erano il 17% nel 2008).
Il maggior numero di richieste viene dalle persone di sesso femminile, in particolare per quanto riguarda il lavoro (66,8%, contro il 70,9% del 2008) e le consulenze professionali (61%, rispetto al 62,9% del 2008). Tipicamente “al maschile” la richiesta di alloggio (71,7%, contro il 74,6% del 2008), di interventi legati a problemi di istruzione (75%, erano il 73,9% nel 2008), così come l’ascolto con progetto, l’orientamento, il segretariato sociale (oltre il 64% dei casi, rispetto al 61% del 2008).
Guardando alle richieste per provenienza, gli italiani (che sono il 23,1% del totale) chiedono soprattutto sussidi economici (45,7% del totale di queste richieste rispetto al 38,9% del 2008), consulenza professionale (56,3%, erano il 61,1% nel 2008), beni e servizi materiali (32,1% rispetto al 27,6% del 2008). Gli interventi di sanità/igiene personale (in primis, docce) e quelli nell’ambito dell’istruzione sono chiesti quasi esclusivamente da stranieri (rispettivamente, 88,8% e 91,9% nel 2009, 96,3% e 90,6% nel 2008).
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